Psicologia infantile – Attaccamento, perdita e separazione: Bowlby

Questo articolo approfondirà le idee di uno dei più importanti teorici della psicologia infantileCome lo stesso autore precisa nel suo saggio Una base sicura, l’approccio utilizzato nell’analisi del legame di attaccamento tra il bambino e la madre, o la sua principale figura di accudimento, è di tipo etologico.

Sviluppo e prossimità con la madre

Ciò che emerge, nell’analisi del legame di attaccamento, è il fatto che tale funzione possa essere considerata «la risultante di un preciso e in parte programmato sistema di schemi comportamentali che nell’ambiente normale si sviluppa durante i primi mesi di vita e ha l’effetto di mantenere il bambino in una più o meno stretta prossimità con la figura materna»1.

Psicologia infantile e schemi comportamentali

Quando Bowlby fa riferimento al concetto di schema comportamentale è utile precisare che, se i comportamenti come il sorriso, il pianto, i vocalizzi indirizzati alla madre o l’aggrapparsi ad essa, corrispondono appunto a schemi finalizzati alla strutturazione di un legame di attaccamento, va chiarito che l’autore individua sistemi comportamentali paralleli a questo. Esso va quindi considerato come un meccanismo certamente indispensabile alla sopravvivenza, tuttavia la sua funzione è affiancata da altre indispensabili allo sviluppo, una di queste è rappresentata dagli schemi comportamentali relativi ai comportamenti di esplorazione.

Lo sviluppo ideale del bambino

Ciò che va a determinare lo sviluppo ideale del bambino è il successo nella coordinazione di tutti questi sistemi, «alcuni dei quali in competizione fra loro (come nel caso di attaccamento e separazione), in un insieme integrato che assicuri all’individuo non solo la sopravvivenza fisica ma, soprattutto, la padronanza dell’ambiente»2.

Bolwby e la teoria psicoanalitica

Una riflessione che risulta interessante da percorrere, alla luce di questo lavoro e dell’orientamento psicoanalitico che principalmente ne fornisce gli spunti teorici, è l’avvicinamento, se così si può dire, della teoria dell’attaccamento di Bowlby alla teoria psicoanalitica. A consentire questo, come sottolinea Riva Crugnola, è il concetto di modello operativo interno (internal working model)3. Il passaggio dall’analisi dei comportamenti e dei segnali (come il pianto e i vocalizzi) che hanno il ruolo di contribuire alla strutturazione della relazione madre bambino, all’analisi dei «modelli rappresentazionali circa le proprie relazioni di attaccamento che il bambino inizia a formarsi nel primo anno di vita»4 riassume brevemente l’evoluzione della teoria dell’attaccamento riguardo a questa precisa traccia trasformativa. Tale spostamento di interesse va letto alla luce dei più recenti contributi relativi a questa teoria, in particolare quelli forniti da Mary Main.

Relazione e modelli rappresentazionali

Se si somma inoltre l’attenzione dedicata alla componente relazionale – elemento cardine per la costituzione dei modelli rappresentazionali – emerge con più chiarezza la vicinanza riscontrabile tra il concetto di difesa patologica nella prima infanzia – soprattutto per come è descritto da Selma Fraiberg e le working defensive strategies5 di cui parla Main. Esse possono avere qualità adattive o disadattive e vengono «adottate dal bambino nei confronti della disponibilità emotiva dimostrata nei suoi confronti dalle figure di attaccamento nel corso dei primi anni di vita»6.

Strange Situation e modello di attaccamento evitante

Se si tengono presenti i lavori di Ainsworth del 1978 relativi al protocollo sperimentale della Strange Situation nei quali vengono analizzati i correlati comportamentali e mimico facciali degli stessi modelli di attaccamento, risulta più immediata la comprensione del ruolo delle strategie difensive adottate dai bambini, le quali porterebbero alla conclusione per la quale, l’instaurarsi di un modello di attaccamento evitante, originerebbe da una «parziale deattivazione del sistema di attaccamento tramite lo spostamento dell’attenzione del bambino dal genitore non responsivo e rifiutante all’ambiente che lo circonda»7.

I contributi teorici-osservativi, le autrici

Successivamente verrà brevemente presentato l’innovativo contributo teorico-osservativo proposto da Selma Fraiberg nel testo I fantasmi nella stanza dei bambini (1975), sempre in merito alla stessa autrice, i riferimenti di Main, risultano parzialmente sovrapponibili a ciò che Fraiberg descrive nell’articolo dal titolo Le difese patologiche della prima infanzia (1982). L’evitamento viene descritto come difesa che ha la sua prima comparsa intorno ai tre mesi di vita del bambino.

Biologia e meccanismi di difesa

In linea con il contributo di Kaufman è possibile rintracciare come precursori degli stati psicobiologici di ansia e depressione due distinti meccanismi di risposta geneticamente programmati e afferenti alle risposte biologiche di attacco-fuga e conservazione-ritiro. A questo proposito, anche se può risultare un inutile schematismo, la difesa in questione originerebbe dal secondo dei due meccanismi citati. Risulta chiaro quanto, in fondo, la biologia possa risultare il comune denominatore pertinente alle due teorie relative alle difese nella prima infanzia, sviluppate, comunque, a partire da un obiettivo condiviso: l’analisi della relazione madre bambino.

Un contributo innovativo per l’intervento sulla psicopatologia

Alla luce di questo, tenendo comunque presenti le aspre critiche provenienti dagli psicoanalisti certi del contributo della fantasia sulla psicopatologia, è sicuramente opportuno considerare l’apporto teorico di Bowlby non solo complementare rispetto a quello di altri teorici, ma di primo piano, innovativo e in grado di offrire uno sguardo unificante in merito alla relazione madre bambino e all’attaccamento.

1 J. Bowlby (1988), Una base sicura, Raffaello Cortina, Milano 1989, p. 3.

2 R. Cassibba, L. D’Odorico (2000), La valutazione dell’attaccamento nella prima infanzia. L’adattamento italiano dell’ Attachment Q-Sort (AQS) di Everett Waters, Franco Angeli, Milano, pp. 15-16.

3 C. Riva Crugnola (2007), Il bambino e le sue relazioni. Attaccamento e individualità tra teoria e osservazione, Raffaello Cortina, Milano, p. 49.

4 Ibidem.

5 Ivi, p. 56.

6 Ibidem.

7 Ibidem.

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