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	<title>psicoterapia infantile Archivi - Spazi Di Costruzione</title>
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	<description>Dott.ssa Gaia Berio - Psicologa Psicoterapeuta</description>
	<lastBuildDate>Tue, 19 May 2020 11:07:38 +0000</lastBuildDate>
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	<item>
		<title>Psicologia infantile: Hanna Segal, il mondo interno, un teatro privato e i suoi personaggi</title>
		<link>https://spazidicostruzione.it/psicologia-infantile-hanna-segal-mondo-interno-un-teatro-privato-suoi-personaggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaia Berio]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Feb 2017 14:37:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazioni oggettuali]]></category>
		<category><![CDATA[Klein]]></category>
		<category><![CDATA[mondo interno]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia infantile]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Segal]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Hanna Segal, nell’accurata descrizione del pensiero kleiniano contenuta nel testo Introduzione all’opera di Melanie Klein (1998), decide di iniziare le sue riflessioni a partire dal concetto di fantasia: il dettagliato approfondimento di questo tema nell’opera di Freud e della stessa Klein viene infatti considerato il presupposto indispensabile per affiancarsi all’intero pensiero dell’autrice senza il rischio di cadere in pericolosi fraintendimenti. Hanna Segal, in riferimento alla struttura mentale proposta da Freud in L’Io e l’Es (1922), in cui l’autore teorizza la cosiddetta seconda topica, una descrizione della personalità effettuata attraverso le tre istanze dell’Io, dell’Es e del Super-io, ricorda le obiezioni </p>
<p>L'articolo <a href="https://spazidicostruzione.it/psicologia-infantile-hanna-segal-mondo-interno-un-teatro-privato-suoi-personaggi/">Psicologia infantile: Hanna Segal, il mondo interno, un teatro privato e i suoi personaggi</a> sembra essere il primo su <a href="https://spazidicostruzione.it">Spazi Di Costruzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Hanna Segal, nell’accurata descrizione del pensiero kleiniano contenuta nel testo <em>Introduzione all’opera di Melanie Klein</em> (1998), decide di iniziare le sue riflessioni a partire dal concetto di fantasia: il dettagliato approfondimento di questo tema nell’opera di Freud e della stessa Klein viene infatti considerato il presupposto indispensabile per affiancarsi all’intero pensiero dell’autrice senza il rischio di cadere in pericolosi fraintendimenti. Hanna Segal, in riferimento alla struttura mentale proposta da Freud in <em>L’Io e l’Es</em> (1922), in cui l’autore teorizza la cosiddetta seconda topica, una descrizione della personalità effettuata attraverso le tre istanze dell’Io, dell’Es e del Super-io, ricorda le obiezioni avanzate da alcuni psicologi a lui contemporanei che ritenevano (inadeguatamente) “antropomorfica” tale teorizzazione del mentale<a href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc">1</a>. Segal, in merito a tali critiche, osserva quanto risultino «strane», visto che «la psicoanalisi si occupa di descrivere l’uomo»<a href="#sdfootnote2sym" name="sdfootnote2anc">2</a>. È infatti a partire da un maggiore approfondimento del concetto di fantasia inconscia, che si potrebbe ricavare un aiuto al fine di eliminare le obiezioni che originano dall’individuazione di un elemento antropomorfo, in concetti come il Super Io. Tale elemento della personalità origina, come spiega lo stesso Freud, dall’introiezione nel mondo interiore del bambino, delle figure genitoriali, che a loro volta sono alterate e distorte dalle proiezioni e da altri meccanismi difensivi. «Mentre l&#8217;Io è essenzialmente il rappresentante del mondo esterno, della realtà, il Super Io gli si erge contro come avvocato del mondo interiore, dell&#8217;Es. I conflitti fra l&#8217;Io e l&#8217;ideale – ora siamo pronti a questo – rispecchieranno, in ultima analisi, il contrasto fra reale e psichico, tra mondo esterno e mondo interiore»<a href="#sdfootnote3sym" name="sdfootnote3anc">3</a>; ad abitare ciò che Freud (e successivamente anche Klein) chiamerà il “mondo interiore”, Klein collocherà oggetti introiettati sui quali la persona dirige le proprie fantasie inconsce. Lo stesso Io è definito da Freud come frutto di «investimenti oggettuali abbandonati»<a href="#sdfootnote4sym" name="sdfootnote4anc">4</a> che consistono in oggetti introiettati; il processo di introiezione è inoltre il meccanismo che condurrà, in un momento successivo, cioè al termine del complesso edipico, alla costituzione del Super Io. Le osservazioni e le successive teorizzazioni di Klein collocano invece l’attività delle funzioni dell’Io in una fase dello sviluppo più precoce, questo avviene attraverso l’analisi dei primissimi rapporti oggettuali proiettivi e introiettivi che dimostrano quanto lo sviluppo del bambino sia determinato dall’introiezione di oggetti parziali, come il seno materno e, solo successivamente, di oggetti interi, come la madre. Ciò che la Klein descrive come elementi costitutivi dello sviluppo e della personalità sono, precisamente, le fantasie elaborate su tali contenuti. Si tratta, quindi, di una focalizzazione da parte dell’autrice sulla relazione che ogni individuo ha con tali elementi che si collocano nel suo mondo interno. Le fantasie inconsce che arrivano ad agire, e a loro volta sono provocate dalla costellazione di contenuti presenti nel personale scenario interiore del soggetto, hanno la caratteristica di essere «ubiquitarie e sempre attive»<a href="#sdfootnote5sym" name="sdfootnote5anc">5</a>. La loro relazione con il mondo esterno, la loro natura e la loro qualità andranno a definire la psicologia, il carattere della persona. La formazione di tali fantasie è un’espressione mentale degli istinti mediata dall’Io, indotto dall’angoscia e dalle pulsioni, sin dalla nascita, a produrre relazioni oggettuali primitive<a href="#sdfootnote6sym" name="sdfootnote6anc">6</a>. Klein individua quindi nel primissimo periodo di vita dell’Io funzioni fondamentali<a href="#sdfootnote7sym" name="sdfootnote7anc">7</a>. In merito a questo tema l’autrice si distanzia considerevolmente da Freud il quale non pensava che l’Io fosse presente ed eseguisse le sue funzioni già a partire dalla nascita: egli era infatti certo di poter collocare unicamente a livello somatico, le attività che Klein attribuisce alla precoce attività dell’Io. «La minaccia di annientamento dall’interno»<a href="#sdfootnote8sym" name="sdfootnote8anc">8</a> risulta essere per la Klein l’angoscia primaria, ed è questo l’elemento che giunge ad attivare le funzioni dell’Io (guidato dall’istinto di vita), il quale dirotta tali contenuti minacciosi verso il mondo esterno. Si tratta quindi di una precocissima difesa attivata contro l’istinto di morte<a href="#sdfootnote9sym" name="sdfootnote9anc">9</a>. Per tornare al ruolo della fantasia, sempre Hanna Segal sottolinea quanto esso sia complesso nelle sue costanti interazioni con la realtà esterna, è possibile dire a riguardo che i contenuti delle fantasie inconsce del bambino, a partire dal momento della nascita, siano influenzati dall’ambiente che lo circonda e che, in un’articolata interazione, lo stesso mondo esterno al neonato sia profondamente condizionato dai contenuti interni al bambino. Viene qui alla luce il nucleo dell’intera opera kleiniana, cioè la relazione. Le fantasie inconsce non rappresentano quindi uno scenario isolato, abitato da pulsioni connotate da aggressività orale, processi introiettivi e proiettivi, identificazioni, desiderio di amore e di gratificazione. Costituiscono invece, la multiforme rappresentazione di uno scenario relazionale, e narrano la relazione con esso ad ampie pennellate piuttosto che con il tracciato di una sottile linea di demarcazione. Gli effetti dell’ambiente sullo sviluppo del bambino sono quindi indubbi, tuttavia, un contesto familiare estremamente supportivo, rispondente ad accogliere i bisogni del bambino e capace di interpretare le fantasie inconsce del neonato, non è sufficiente a lenire l’angoscia primitiva, tanto meno le fantasie aggressive e persecutorie del bambino<a href="#sdfootnote10sym" name="sdfootnote10anc">10</a>. Si tratta, infatti, di elementi connaturati allo sviluppo che consentiranno il crearsi di un Io, mano a mano più abile a gestire i persecutori interni e, di pari passo, in grado di relazionarsi al mondo esterno in modo via via più competente. Attraverso la sperimentazione da parte del bambino degli effetti delle proprie fantasie inconsce e per mezzo di un’integrazione dell’Io gradualmente sempre più efficace a gestire la relazione con il mondo esterno, la madre progressivamente giungerà ad essere il primo oggetto introiettato che ama e protegge il Sé, una sorgente fondamentale di forza interiore<a href="#sdfootnote11sym" name="sdfootnote11anc">11</a>.</p>
<p style="text-align: left;" align="justify">Risulta, in proposito, interessante l’analisi descritta da Gianna Polacco Williams, del caso di una ragazza di quattordici anni di nome Louise. L’autrice (e sua terapeuta) la descrive come «spenta e distaccata»<a href="#sdfootnote12sym" name="sdfootnote12anc">12</a>, atteggiamenti questi che necessariamente compromettono in modo severo la sua sfera relazionale, mentre negli studi ha un buon rendimento e all’inizio del trattamento non erano note esperienze traumatiche nell’infanzia della ragazza. Col procedere dell’analisi, Gianna Polacco Williams, osserva ed evidenzia situazioni di apparente contatto che, improvvisamente, si trasformano in un rigido distacco che comporta una brusca perdita di vicinanza e dialogo, tali elementi sono accompagnati da rapidi cali dell’attenzione. L’elemento di notevole interesse, in merito a questo caso clinico, è la percezione iniziale (successivamente comprovata) da parte della terapeuta, del fatto che l’atteggiamento della paziente avesse un «obiettivo inconscio». Il bisogno inconsapevole di Louise di far provare alla terapeuta «i sentimenti evocati dalle sue improvvise sparizioni» è un elemento che arriva infatti a portare a una svolta il procedere del trattamento psicoanalitico. Questo fenomeno risulta probabilmente essere l’identificazione proiettiva, difesa messa in atto dalla giovane paziente, che arriverà a portare luce sul mondo interno della ragazza. Col procedere degli incontri, e grazie alle abili capacità immaginative di Louise, emerge frequentemente un’immagine che potremmo definire una fantasia della paziente, e che porta con sé caratteristiche di angoscia, incertezza e inaffidabilità: il gatto di <em>Alice nel Paese delle meraviglie</em>. Il bisogno inconscio di Louise di far sentire alla terapeuta la propria incertezza, esperita e manifestata nei momenti di improvviso distacco, dimostra di essere una proiezione – rappresentata nella dimensione emozionale – delle assenze che abitano un mondo interno scarno, deprivato, inadatto a fronteggiare le angosce, a percepire e tollerare il dolore. Tali elementi si dimostrano, quanto meno nel setting terapeutico, come una forma di comunicazione potente e travolgente, un’azione, da considerarsi del tutto alternativa al dialogo e alla narrazione. Ciò che tuttavia emerge con forza, dalla breve descrizione di questo caso clinico, è l’assenza di oggetti rassicuranti, stabili, sicuri e saldi nello scenario interiore di Louise. È verosimile considerare questa descrizione come il modello diametralmente opposto a casi clinici nei quali sia invece possibile rilevare la presenza di oggetti interni connotati da qualità più solide e definite; fatto tuttavia non sufficiente a trasmettere sicurezza e gratitudine.</p>
<p style="text-align: left;" align="justify">In merito a questi elementi Hanna Segal descrive l’efficace sogno presentatole da un suo paziente adulto:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: left;" align="justify">Il paziente, che era un ufficiale di marina, sognò di una piramide. Alla base di questa piramide c’era una folla di rudi marinai, che reggevano con le loro teste un pesante libro d’oro. Su questo libro stava in piedi un ufficiale navale dello stesso suo grado, e sulle sue spalle c’era un ammiraglio. L’ammiraglio, egli disse, sembrava esercitare a suo modo, dall’alto, una pressione tanto grande, ed essere così imponente, quanto l’intera folla dei marinai che formava la base della piramide e che spingeva su dal basso<a href="#sdfootnote13sym" name="sdfootnote13anc">13</a>.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: left;" align="justify">Ciò che si verifica in seguito all’esposizione da parte del paziente di questo sogno, ricco di elementi simbolici particolarmente potenti ed evocativi, è il riconoscimento dei contenuti onirici come rappresentazioni del suo mondo interno, efficacemente messo in luce con la percezione di sentirsi «schiacciato tra la pressione dei miei istinti e ciò che voglio fare, e le proibizioni che mi vengono dalla mia coscienza»<a href="#sdfootnote14sym" name="sdfootnote14anc">14</a>. Le successive associazioni, permettendo di identificare l’ammiraglio nella figura del padre, consentono inoltre di far emergere la profonda corrispondenza esistente tra la fantasia e la realtà esterna. Ciò che Segal evidenzia è la chiarissima rappresentazione nel sogno – animato dalla descrizione di un evento che sembra essere un’antica pratica rituale – della struttura di personalità del paziente. L’elemento simbolico è infatti arricchito dall’intensa immagine di movimento e sforzo, tratti chiaramente attribuibili al peso dell’azione dell’Es e del Super-Io sull’Io. Questa descrizione rende più chiara l’interrelazione esistente tra le fantasie e il mondo interiore di un individuo: le prime sono, infatti, lo strumento espressivo del secondo.</p>
<p align="justify"><div class="divider"></div></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;">Se cerchi uno <a href="https://spazidicostruzione.it/psicoterapia-genova-come-funziona-un-percorso-di-psicoterapia-cosa-aspettarti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="color: #99cc00;"><strong>psicologo</strong></span> <strong><span style="color: #99cc00;">psicoterapeuta</span> <span style="color: #99cc00;">a Genova</span></strong></a>, sentiti libero di contattarmi per avere maggiori informazioni.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;"><div class="divider"></div></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;"><strong>PSICOTERAPEUTA GENOVA</strong> Dr. <a href="http://spazidicostruzione.it/psicologa-genova-arenzano-gaia-berio/"><span style="color: #99cc00;"><strong>GAIA BERIO</strong></span></a> &#8211; <strong>psicologa psicoterapeuta</strong> a <a href="http://spazidicostruzione.it/studio-psicologa-genova/"><strong><span style="color: #99cc00;">GENOVA</span></strong></a> &#8211; <a href="http://spazidicostruzione.it/studio-psicologa-arenzano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span style="color: #99cc00;">ARENZANO</span></strong></a> &#8211; <a href="http://spazidicostruzione.it/consulenza/psicologa-online/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span style="color: #99cc00;">ON-LINE</span> </strong></a>per <a href="http://psiche.org/bisogno-aiuto-consulenze-psicologiche-psiche-org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span style="color: #99cc00;">psiche.org</span></strong> </a></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;">Tel. 348 6028718</span></p>
[contact-form-7]
<div class="divider"></div>
<p><a href="https://spazidicostruzione.it/psicologia-infantile-dalla-teoria-delle-pulsioni-freud-alla-relazione-oggettuale-klein/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="color: #99cc00;"><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Bibliografia</span></span></strong></span></a></p>
<p align="justify"><div class="divider"></div></p>
<div id="sdfootnote1">
<p class="sdfootnote-western" align="justify"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">«Del concetto di Io, Peterfreund (1971) rileva il suo costituire, nel moltiplicarsi delle funzioni che gli venivano attribuite, il massimo dell’antropomorfismo, non nel senso di un utile espediente descrittivo, ma come il massimo livello esplicativo cui può giungere la teoria psicoanalitica». G. Fossi (2003), </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Una proposta evoluzionista per la psicoanalisi</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, Franco Angeli, Milano, p. 50.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p class="sdfootnote-western" align="justify"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote2anc" name="sdfootnote2sym">2</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">H. Segal, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Introduzione all’opera</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, cit., p. 15.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p class="sdfootnote-western" align="justify"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote3anc" name="sdfootnote3sym">3</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">S. Freud (1923), </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>L’Io e l’Es</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, in OSF, vol. IX , Bollati Boringhieri, Torino 1989, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">p. 498.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote4anc" name="sdfootnote4sym">4</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Ivi</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, p. 493.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote5anc" name="sdfootnote5sym">5</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">H. Segal, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Introduzione all’opera</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, cit</span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>.</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, p. 15.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote6">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote6anc" name="sdfootnote6sym">6</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Ivi</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, p. 17.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote7">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote7anc" name="sdfootnote7sym">7</a> <em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">M</span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">.</span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Klein (1957)</span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, </span></span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Invidia</span></span></em> <span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>e gratitudine</i></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, Martinelli, Firenze 1969,</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> p. 35.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote8">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote8anc" name="sdfootnote8sym">8</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Ibidem.</i></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote9">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote9anc" name="sdfootnote9sym">9</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Ivi</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, p. 36.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote10">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote10anc" name="sdfootnote10sym">10</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">H. Segal, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Introduzione all’opera</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, cit., p. 19.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote11">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote11anc" name="sdfootnote11sym">11</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">M. Klein, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Invidia e gratitudine</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, cit., p. 31.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote12">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote12anc" name="sdfootnote12sym">12</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">G. Polacco Williams (1997), </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Paesaggi interni e corpi estranei</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Bruno Mondatori, Milano 1999, </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">p. 7.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote13">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote13anc" name="sdfootnote13sym">13</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">H. Segal, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Introduzione all’opera</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, cit., p. 26.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote14">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote14anc" name="sdfootnote14sym">14</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Ibidem.</i></span></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Psicologia infantile: dall’identificazione proiettiva alla conquista dell’oggetto reale</title>
		<link>https://spazidicostruzione.it/psicologia-infantile-dallidentificazione-proiettiva-alla-conquista-delloggetto-reale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaia Berio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 16:49:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Relazioni oggettuali]]></category>
		<category><![CDATA[psicoanalisi]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia]]></category>
		<category><![CDATA[psicoterapia infantile]]></category>
		<category><![CDATA[relazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Melanie Klein: un contributo di inestimabile valore All’interno della psicologia infantile, nella vastissima produzione di Melanie Klein, L’importanza della formazione dei simboli nello sviluppo dell’Io, uno scritto del 1930, contiene la descrizione di un caso clinico, quello del piccolo Dick (un bambino di quattro anni che non parlava, non giocava e non dava apparenti segni di angoscia). Hanna Segal individua questo lavoro come la prima occasione nella quale l’autrice descrive qualcosa di estremamente simile al fenomeno dell’identificazione proiettiva, concetto teorico che la stessa Klein, solo in anni successivi, arriverà a definire1. Il blocco nel processo di formazione dei simboli: fondamentale </p>
<p>L'articolo <a href="https://spazidicostruzione.it/psicologia-infantile-dallidentificazione-proiettiva-alla-conquista-delloggetto-reale/">Psicologia infantile: dall’identificazione proiettiva alla conquista dell’oggetto reale</a> sembra essere il primo su <a href="https://spazidicostruzione.it">Spazi Di Costruzione</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2>Melanie Klein: un contributo di inestimabile valore</h2>
<p>All’interno della psicologia infantile, nella vastissima produzione di Melanie Klein, <em>L’importanza della formazione dei simboli nello sviluppo dell’Io</em>, uno scritto del 1930, contiene la descrizione di un caso clinico, quello del piccolo Dick (un bambino di quattro anni che non parlava, non giocava e non dava apparenti segni di angoscia). Hanna Segal individua questo lavoro come la prima occasione nella quale l’autrice descrive qualcosa di estremamente simile al fenomeno dell’identificazione proiettiva, concetto teorico che la stessa Klein, solo in anni successivi, arriverà a definire<a href="#sdfootnote1sym" name="sdfootnote1anc">1</a>.</p>
<h2>Il blocco nel processo di formazione dei simboli: fondamentale passaggio in psicologia infantile</h2>
<p>Ciò che caratterizza le diverse manifestazioni dell’arresto nel percorso di sviluppo di questo piccolo paziente, è un blocco nel processo di formazione dei simboli<a href="#sdfootnote2sym" name="sdfootnote2anc">2</a>. La mancanza di sviluppo, nel mondo interno di Dick, era stata determinata da un’assoluta incapacità di tollerare l’angoscia; a tale osservazione Klein giunge dopo aver osservato l’espressione di una genitalità estremamente precoce nel bambino, elemento che aveva condotto a «un’identificazione prematura ed eccessiva con l’oggetto aggredito e concorso all’istituirsi di difese altrettanto premature contro il sadismo»<a href="#sdfootnote3sym" name="sdfootnote3anc">3</a></p>
<h2>Fantasia e rapporto con la realtà</h2>
<p>Si nota quanto lo sviluppo della vita fantastica e lo stabilirsi di un rapporto con la realtà vadano di pari passo. È infatti proprio nel distacco con la realtà, rilevato in tale caso clinico, che emerge un’affettività appiattita, se non addirittura l’assenza di una vita emozionale, anche primitiva. Il motivo per il quale Dick sembra del tutto isolato dal mondo esterno, è l’assenza dell’attribuzione di significati simbolici ad esso, la conseguenza della mancanza di tale processo non può che essere osservata nella dolorosa forma di isolamento relazionale in cui si trova a vivere il bambino.</p>
<h2>Il rapporto tra simbolizzazione e angoscia</h2>
<p>La potente angoscia che sovrasta Dick non è minimamente controbilanciata dall’equipaggiamento di strumenti difensivi necessari a gestirla. Ciò che si evidenzia infatti, come elemento di evidente gravità, data l’assenza di simbolizzazione, è la sua incapacità di riuscire a attribuire un significato all’angoscia che sperimenta. Questa descrizione permette di introdurre il concetto di identificazione proiettiva, il quale consiste in un processo che ha la funzione di proiettare parti del Sé e degli oggetti interni nel seno e nella madre, tali elementi (oggetti parziali) nel corso del processo proiettivo rimangono sostanzialmente immutati e, quando in seguito vengono re introiettati, possono nuovamente venire reintegrati nell’Io<a href="#sdfootnote4sym" name="sdfootnote4anc">4</a>. Quando invece l’angoscia risulta essere estremamente potente, il processo ha luogo in modo differente e l’identificazione proiettiva assume caratteristiche patologiche.</p>
<h2>La frantumazione dell&#8217;oggetto proiettato</h2>
<p>Ciò che caratterizza l’elemento proiettato è la sua condizione di estrema frantumazione: la parzialità che connota gli oggetti proiettati arriva quasi ad annientarsi in un processo simile alla polverizzazione in minuscoli frammenti, caratterizzati da una profonda disorganizzazione, che, a loro volta, hanno il potere di agire sull’oggetto, sgretolandolo. La finalità di questo processo è quella di difendersi e liberarsi attraverso l’espulsione da ogni percezione funzionale a provocare l’esperienza della realtà esterna<a href="#sdfootnote5sym" name="sdfootnote5anc">5</a>. Tale meccanismo difensivo ha perciò la funzione di protezione dal caos frammentando il suo disordine, e ciò che Hanna Segal definisce «la distruzione dell’apparato percettivo» è la causa dei sintomi riscontrabili in Dick: «Il suo sguardo era fisso, distante, e l’espressione del volto mostrava una totale mancanza di interesse»<a href="#sdfootnote6sym" name="sdfootnote6anc">6</a>. Quindici anni più tardi rispetto al periodo dell’analisi condotta dalla Klein su Dick, l’autrice, nello scritto del 1945 dal titolo <em>Complesso edipico e angosce primitive</em>, descrive il caso clinico di Richard, un bambino di dieci anni che non riusciva a frequentare regolarmente la scuola. Egli era affetto da una grave fobia per gli altri bambini, le grandi preoccupazioni per la propria salute e il progressivo affievolimento degli interessi lo rendevano depresso, stato dell’umore nel quale si trovava per la gran parte del tempo. La maggiore analogia che emerge nella lettura dei due casi descritti dall’autrice è l’elemento di energico contrasto delle pulsioni aggressive sperimentate da entrambi i bambini<a href="#sdfootnote7sym" name="sdfootnote7anc">7</a>. Ma ciò che differenzia i due casi clinici è la potente angoscia sperimentata da Richard per le proprie pulsioni sadico-orali, elemento che in Dick, all’inizio della descrizione del caso, non emerge, in quanto l’accesso al suo mondo interno è bloccato per via dell’arresto dei processi di simbolizzazione, elementi che la Klein riuscirà a far emergere solo una volta ottenuta una diminuzione dell’angoscia.</p>
<h2>Gioco e sviluppo dell&#8217;Io</h2>
<p>È infatti a questo punto che, attraverso il gioco e le associazioni verbali, utilizzati come forme di rappresentazione che permettono all’attività analitica di far avanzare lo sviluppo dell’Io, si potrà ottenere un accesso ai contenuti prima irraggiungibili<a href="#sdfootnote8sym" name="sdfootnote8anc">8</a>. Il riferimento a queste due brevi descrizioni di casi clinici affrontati da Melanie Klein come terapeuta, ha permesso di accennare a concetti teorici estremamente complessi, che ora è necessario definire più accuratamente.</p>
<h2>I meccanismi di difesa primitivi</h2>
<p>Già alla nascita, secondo la Klein, è possibile rintracciare l’attività dell’Io, che opera unicamente attraverso meccanismi di difesa molto primitivi: la scissione, la proiezione e l’identificazione proiettiva, definita efficacemente e sinteticamente da Nancy Mc Williams come «la fusione di meccanismi proiettivi e introiettivi»<a href="#sdfootnote9sym" name="sdfootnote9anc">9</a>. Ciò che connota l’Io precoce di cui parla Klein, è la sua notevole disorganizzazione: è appunto questo il motivo per il quale gli unici modi ai quali potrà ricorrere per gestire la profonda angoscia che sperimenta, sono meccanismi di difesa così arcaici. Le angosce percepite dal bambino nella posizione schizoparanoide hanno origine dalla distruttività che a sua volta proviene dalla pulsione di morte, a questa si affianca, tuttavia, la pulsione di vita, ciò che gradualmente arriverà a generare «il prototipo di una relazione oggettuale amorevole»<a href="#sdfootnote10sym" name="sdfootnote10anc">10</a>.</p>
<h2>Mondo interno e proiezioni</h2>
<p>Gli elementi distruttivi, che abitano a partire da un periodo così precoce, il mondo interno del bambino, vengono proiettati nella madre o nel suo sostituto che si occupa dell’accudimento del bambino; tale difesa ha il potere di proteggere il bambino, ma genera anche la prima esperienza oggettuale ostile che egli sperimenterà. Il ruolo della scissione è quello di operare al fine di mantenere divisi l’oggetto cattivo (percepito tale per via delle massicce proiezioni distruttive che lo caratterizzano) e l’oggetto buono, la fonte unica di amore, frutto anch’esso delle proiezioni del bambino.</p>
<h2>Il ruolo dell&#8217;identificazione proiettiva</h2>
<p>L’identificazione proiettiva confonde parti di sé con parti dell’oggetto, questo processo è facilitato dal fatto che la scissione caratterizza sia l’oggetto che il sé, e in entrambi i casi ha il ruolo di tenere separate le parti buone dalle parti cattive. È proprio questa frammentazione, tipica della posizione schizoparanoide che, gradualmente, con l’entrata nella posizione depressiva, andrà riducendosi<a href="#sdfootnote11sym" name="sdfootnote11anc">11</a>. Steiner individua come tratto fondamentale dello sviluppo e del passaggio dalla posizione schizoparanoide alla posizione depressiva, proprio la crescente integrazione, che ha effetti sia sulla globalità dell’Io, sia nella relazione con la madre. La conquista più rilevante della posizione depressiva è il riconoscimento da parte del bambino della madre come oggetto intero, tale progresso evolutivo si ha anche nell’individuazione del fatto che l’odio e l’amore che egli sperimenta abbiano origine nello stesso oggetto, del quale ora viene osservata l’ambivalenza nella sua integrità, e non più la frammentazione in una parte buona e in una cattiva. La preoccupazione tipica della fase precedente, connotata dal timore di essere perseguitato dagli oggetti cattivi con le conseguenti manifestazioni paranoidi, viene ora sostituita da quella relativa all’oggetto da cui si dipende. È a questo punto che i sentimenti di perdita e colpa verranno gestiti dalle potenzialità riparative di un Io che prosegue il suo sviluppo con maggiore stabilità e costanza.</p>
<h2 align="justify">Costruzione dell&#8217;Io e difese</h2>
<p align="justify">Al fine di esaminare il processo di graduale costruzione dell’Io, è utile proseguire analizzando la costellazione di difese utilizzate dal bambino nella sua relazione con la madre e con l’ambiente circostante. L’identificazione ha un ruolo di cruciale importanza nella fase depressiva, ma soprattutto risulta interessante, analizzando più dettagliatamente tale periodo dello sviluppo del bambino, descrivere gli effetti del ricorso a tale strumento difensivo. Come si è visto in precedenza, nella posizione schizoparanoide, l’Io del bambino fa unicamente ricorso a difese che, anche nell’adulto, sono da considerarsi primitive; nella fase depressiva si verifica invece un massiccio uso dell’identificazione, che progressivamente, attraverso lo sviluppo dell’Io, servirà a fornire al bambino la forza necessaria a «difendere se stesso e il suo oggetto ideale»<a href="#sdfootnote12sym" name="sdfootnote12anc">12</a>. A partire dal momento in cui il bambino si percepisce maggiormente in grado di gestire le proprie angosce, egli sarà anche meno terrorizzato da esse, a questo fatto consegue necessariamente, nello sviluppo non patologico, un minore ricorso all’identificazione proiettiva, unica fonte di riparo insieme alla proiezione e alla scissione, nella posizione schizoparanoide. Ritorna nuovamente utile fare ricorso al pensiero di John Steiner e alle sue considerazioni riguardanti lo sviluppo evolutivo del neonato, che egli considera principalmente determinato da progressivi livelli di integrazione<a href="#sdfootnote13sym" name="sdfootnote13anc">13</a>.</p>
<h2 align="justify">Il continuum verso l&#8217;identità</h2>
<p align="justify">È infatti accettabile individuare un <em>continuum </em>ai cui poli è possibile collocare la frammentazione dell’Io e l’identità (l’Io in costruzione), come utile rappresentazione del processo di sviluppo evolutivo del bambino verso una dimensione più autonoma. Lo stesso autore, riferendosi alla concettualizzazione proposta da Bion riguardante l’equilibrio reciproco tra le due posizioni, evidenzia la possibilità di tradurre in schemi esemplificativi sia il ricorso del bambino ai meccanismi di difesa sia gli stati mentali che sperimenta e che sono causati dagli oggetti interiorizzati. È utile, trattando il processo di costruzione dell’Io, fare riferimento alle qualità dei processi che lo determinano, nell’approfondita analisi teorica di Bion, in particolare, emerge una descrizione che tratteggia la dimensione fluttuante di tale obiettivo dello sviluppo evolutivo.</p>
<p align="justify">La formulazione Ps D suggerisce inoltre un concetto specifico del pensiero di Bion, ovvero il fatto che, nello sviluppo, ogni movimento in avanti comporta, a livello interno, uno scombussolamento e un’angoscia che mettono momentaneamente la personalità in confusione, la riportano, cioè, a uno stato mentale più caotico. L’agitazione suscitata dal cambiamento interno è intrinseca alla crescita emotiva: per questo la freccia del diagramma è bidirezionale. Questa schematizzazione suggerisce anche un’oscillazione costante, momento per momento, fra stati mentali temporanei differenti<a href="#sdfootnote14sym" name="sdfootnote14anc">14</a>.</p>
<p align="justify">Questa descrizione del funzionamento mentale mette in rilievo aspetti dinamici, che sembrano, nel pensiero di Bion, venire organizzati da una spinta all’accomodamento inteso come una sorta di equilibrio tra parti in contrasto.</p>
<p align="justify">L’identificazione graduale con l’oggetto ideale, sommata al progredire dello sviluppo dell’Io immaturo verso mete sempre nuove che corrispondono anche alla progressiva esplorazione dell’ambiente, il minore ricorso alla proiezione e il maggiore uso dell’introiezione, contribuiscono a creare una diversa percezione dell’oggetto d’amore. Ciò che si verifica nel frattempo, sempre facendo riferimento alle teorizzazioni kleiniane, è la formazione delle radici del Super Io, determinata proprio da questa maggiore stabilità e coerenza del materiale introiettato, che contribuisce a innescare meccanismi simili a una progressiva aggregazione, affine alle trasformazioni chimiche che avvengono in natura.</p>
<h2 align="justify">La stabilizzazione della relazione con l&#8217;oggetto primario</h2>
<p align="justify">La relazione con l’oggetto primario, a questo punto, è definita più stabilmente: non è più suscettibile dei veloci mutamenti tipici dei meccanismi di accomodamento che risultavano essere la principale qualità del passaggio dalla posizione schizo-paranoide a quella depressiva. Le molecole si stanno addensando, e, soprattutto, hanno il potere di essere nutrimento, gratificazione, sostegno, in qualità dei loro attributi di stabilità. L’amore è ora più tutelato che aggredito. L’ambivalenza sta gradualmente scomparendo, riparazione e recupero sono le nuove spinte che sostengono l’attività dell’Io<a href="#sdfootnote15sym" name="sdfootnote15anc">15</a>. A caratterizzare la posizione depressiva è comunque il fatto che essa non sia mai completamente elaborata, ogni situazione di ambivalenza, perdita e colpa, ha il potere di riattivarla, ma creatività, fantasia e ricerca di soluzioni originali, sono elementi della personalità comunque raggiunti attraverso di essa<a href="#sdfootnote16sym" name="sdfootnote16anc">16</a>.</p>
<p align="justify"><div class="divider"></div></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;">Se cerchi uno <a href="https://spazidicostruzione.it/psicoterapia-genova-come-funziona-un-percorso-di-psicoterapia-cosa-aspettarti/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="color: #99cc00;"><strong>psicologo</strong></span> <strong><span style="color: #99cc00;">psicoterapeuta</span> <span style="color: #99cc00;">a Genova</span></strong></a>, sentiti libero di contattarmi per avere maggiori informazioni.</span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;"><div class="divider"></div></span></p>
<p><span style="font-family: tahoma, arial, helvetica, sans-serif;"><strong>PSICOTERAPEUTA GENOVA</strong> Dr. <a href="http://spazidicostruzione.it/psicologa-genova-arenzano-gaia-berio/"><span style="color: #99cc00;"><strong>GAIA BERIO</strong></span></a> &#8211; <strong>psicologa psicoterapeuta</strong> a <a href="http://spazidicostruzione.it/studio-psicologa-genova/"><strong><span style="color: #99cc00;">GENOVA</span></strong></a> &#8211; <a href="http://spazidicostruzione.it/studio-psicologa-arenzano/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span style="color: #99cc00;">ARENZANO</span></strong></a> &#8211; <a href="http://spazidicostruzione.it/consulenza/psicologa-online/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span style="color: #99cc00;">ON-LINE</span> </strong></a>per <a href="http://psiche.org/bisogno-aiuto-consulenze-psicologiche-psiche-org/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><strong><span style="color: #99cc00;">psiche.org</span></strong> </a></span></p>
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<p><a href="https://spazidicostruzione.it/psicologia-infantile-dalla-teoria-delle-pulsioni-freud-alla-relazione-oggettuale-klein/" target="_blank" rel="noopener noreferrer"><span style="color: #99cc00;"><strong><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: large;">Bibliografia</span></span></strong></span></a></p>
<div id="sdfootnote1">
<p class="sdfootnote-western" align="justify"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote1anc" name="sdfootnote1sym">1</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">H. Segal (1991), </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Sogno fantasia e arte</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, Raffaello Cortina, Milano 1991, p. 40. Il concetto d’identificazione proiettiva appare infatti per la prima volta nell’opera di M. Klein nel 1946, nello scritto </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Note su alcuni meccanismi schizoidi.</i></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote2">
<p class="sdfootnote-western" align="justify"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote2anc" name="sdfootnote2sym">2</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">M. Klein (1930), </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>L’importanza dei simboli nella formazione dell’Io</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, in </span><em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">M. Klein</span></span></em><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Scritti 1921-1958</i></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, Bollati Boringhieri, Torino 1978</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>,</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> p. 254.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote3">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote3anc" name="sdfootnote3sym">3</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Ivi</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, p. 254.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote4">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote4anc" name="sdfootnote4sym">4</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">H. Segal, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Introduzione all’opera</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, cit., p. 71.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote5">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote5anc" name="sdfootnote5sym">5</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cfr. </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Ivi</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, p. 71.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote6">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote6anc" name="sdfootnote6sym">6</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cfr. M. Klein, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>L’importanza dei simboli</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, cit.,</span><i> </i><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">p. 252.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote7">
<p class="sdfootnote-western" align="justify"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote7anc" name="sdfootnote7sym">7</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">Cfr. </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Ivi</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, pp. 249-264; M. Klein (1945), </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Complesso edipico e angosce primitive</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, in M. Klein</span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Scritti 1921-1958</i></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, Bollati Boringhieri, Torino 1978</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>, </i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">pp. 362-372.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote8">
<p class="sdfootnote-western" align="justify"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote8anc" name="sdfootnote8sym">8</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">M. Klein, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>L’importanza dei simboli</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, cit., p. 255.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote9">
<p class="sdfootnote-western" align="justify"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote9anc" name="sdfootnote9sym">9</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">N. </span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">McWilliams (1994), </span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>La diagnosi psicoanalitica: struttura della personalità e processo clinico</i></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, Astrolabio Ubaldini, Roma</span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"> 1999, p. 131. </span></p>
</div>
<div id="sdfootnote10">
<p class="sdfootnote-western" align="justify"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote10anc" name="sdfootnote10sym">10</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">J. Steiner (1993), </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>I rifugi della mente</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, Bollati Boringheri, Torino 1996, p. 46.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote11">
<p class="sdfootnote-western" align="justify"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote11anc" name="sdfootnote11sym">11</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span lang="en-US">Cfr. J. Steiner, </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span lang="en-US"><i>op. cit.</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span lang="en-US">, pp. 47-48.</span></span></p>
<p class="sdfootnote-western" lang="en-US"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote12anc" name="sdfootnote12sym">12</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">H. Segal, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Introduzione all’opera</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, cit., p. 87.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote13">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote13anc" name="sdfootnote13sym">13</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span lang="en-US">Cfr. J. Steiner, </span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span lang="en-US"><i>op. cit.</i></span></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span lang="en-US">, p. 46.</span></span></p>
</div>
<div id="sdfootnote14">
<p class="sdfootnote-western" align="justify"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote14anc" name="sdfootnote14sym">14</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">M. Waddel (1998), </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Mondi interni. Psicoanalisi e sviluppo della personalità</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, Bruno Mondadori, Milano 2000, p. 8.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote15">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote15anc" name="sdfootnote15sym">15</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">H. Segal, </span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Introduzione all’opera</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, cit., p. 99.</span></p>
</div>
<div id="sdfootnote16">
<p class="sdfootnote-western"><a class="sdfootnotesym" href="#sdfootnote16anc" name="sdfootnote16sym">16</a> <span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><i>Ivi</i></span><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;">, p. 105.</span></p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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